18 Dicembre, 2017
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GRIMANI, Marino - Profilo biografico

Nacque a Venezia nel 1488 da Girolamo ed Elena Priuli. Durante l’infanzia ebbe come precettori alcuni dei più importanti umanisti presenti in città. Nel 1504 fu condotto dallo zio, il cardinale Domenico, a Roma, dove continuò gli studi prima di intraprendere la carriera ecclesiastica. Nel 1508 fu creato abate commendatario di San Pietro in Colle (Treviso) e fu eletto vescovo di Ceneda, diocesi di cui lo zio cardinale si riservava l'amministrazione e la metà delle rendite. Nel 1517 permutò questo vescovado con la sede patriarcale di Aquileia che conservò fino al 1529, quando rassegnò le dimissioni a favore del fratello Marco, per riprenderla alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1544. Nel dicembre 1519 prese gli ordini sacri. Nell'autunno del 1524 visitò Udine ed Aquileia dove decretò le Constitutiones ad cleri vitam reformandam. Dal 1533 al 1537 ebbe la commenda del vescovado di Concordia, che nel 1536 venne assegnata al nipote Pietro Querini. Si assicurò l'elezione a cardinale, il 3 maggio 1527, dietro cospicui esborsi alle casse papali (in totale 30.000 ducati); tuttavia la nomina ufficiale avvenne soltanto il 7 febbraio dell’anno successivo. Nel gennaio del 1530 ricevette da Clemente VII il permesso di possedere in comune con il cardinale Francesco Corner entrate ecclesiastiche fino alla somma di 5000 ducati (concessione ratificata con breve del 22 giugno 1531). Nel 1533 prese possesso del vescovado di Concordia, sempre in comune con il cardinale Corner, e nell'aprile 1534 ricevette anche la commenda del vescovado di Città di Castello, che mantenne fino al 1539. Fu legato a Perugia (1535-1539), dove si scontrò con la nobiltà locale, sebbene avesse introdotto delle riforme riguardanti l'organizzazione civile e religiosa della città. Successivamente fece parte della commissione per la revisione delle procedure della Cancelleria apostolica, della commissione per la riforma della Curia e di quella chiamata a decidere le sorti del Concilio, riunito a Trento ma in stallo (1543). Nel 1544 fu creato legatus Cispadanus, cioè rappresentante del pontefice a Parma e Piacenza, dove il suo intervento fu circoscritto al settore urbanistico, suscitando l'avversione da parte della cittadinanza piacentina. Nel 1545 riebbe la diocesi di Ceneda (ceduta al fratello Giovanni nel 1540) e ottenne il titolo di patriarca di Costantinopoli. Nella prima metà del 1546 si impegnò in un contrasto con il Senato veneziano che cercò di sottrarrgli la giurisdizione temporale del vescovado di Ceneda. Trascorse la tarda estate a Orvieto dove morì il 28 settembre 1546 e dove fu provvisoriamente sepolto; le sue spoglie, trasferite a Venezia, furono tumulate in un monumento funebre già in San Francesco della Vigna.