18 Novembre, 2017
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ALEANDRO, Girolamo - Profilo biografico

Nacque a Motta di Livenza, il 13 febbraio 1480. Il padre, Francesco, era medico e discendeva dai conti di Antro (Friuli) e dai marchesi di Pietrapiosa (Istria). La madre, Bartolomea Antonelli, proveniva dalla famiglia dei Bonfigli, appartenente alla nobiltà veneziana. Studiò teologia e per un periodo anche medicina, ma eccelse nelle lingue antiche (oltre al latino e il greco, conosceva bene l'ebraico, il siriaco e il caldeo). Su invito del re Luigi XII si trasferì a Parigi, dove insegnò il greco e il latino (1508-1513). Nel maggio del 1509 ricevette la tonsura e forse anche gli ordini minori, per poter ottenere dei benefici ecclesiastici. Durante il suo soggiorno parigino promosse la stampa di testi classici e pubblicò una grammatica di greco. Alla fine del 1513 divenne segretario del procancelliere di Francia, il vescovo di Parigi Etienne Poncher; dopo un anno passò al servizio del principe-vescovo di Liegi, Erard de la Marck. Al suo ritorno in Italia divenne uno dei segretari del cardinale Giulio de' Medici (1517) e ottenne l'incarico di bibliotecario della Palatina (1519). Durante questo primo soggiorno romano, Aleandro ebbe dalle sue varie relazioni amorose alcuni figli, di cui gliene sopravvisse solo uno, Claudio (nato nel 1521). Inviato in Germania con l'incarico di pubblicare e far eseguire la bolla Exsurge Domine (1520), ottenne la messa al bando di Martin Lutero nella dieta di Worms (1521), alla quale partecipò in veste di nunzio straordinario. Seguì Carlo V nei Paesi Bassi, dove riprese l'opera di repressione del protestantesimo. Con la morte di Leone X decaddero i suoi incarichi di nunzio e di bibliotecario della Palatina. Nel febbraio del 1522 raggiunse a Saragozza il neo-eletto Adriano VI, ottenendo un canonicato e una prevostura a Valenza; alla fine di agosto rientrò a Roma al seguito del papa, dal quale ebbe la conferma a bibliotecario. Con l'elezione di Clemente VII, suo antico protettore, la fortuna di Aleandro arrivò ai massimi livelli. Nel 1524 ottenne l'arcivescovato di Brindisi, dopo la rinuncia a suo favore di Giampietro Carafa, cui si deve ance la sua ordinazione sacerdotale. Nello stesso anno fu inviato quale nunzio apostolico alla corte di Francesco I. In occasione della battaglia di Pavia (1525), fu preso prigioniero dai lanzichenecchi insieme con il re francese e liberato soltanto dopo il pagamento di un pesante riscatto. Successivamente fu impiegato in varie missioni, in particolare in Germania, ed ebbe altre nunziature in Ungheria e in Boemia. Tra il 1535 e il 1537 fu nunzio a Venezia, dove si adoperò per estirpare le infiltrazioni eretiche. Fece parte della commissione per la riforma cattolica fino al 1537 e fu creato cardinale il 18 marzo 1538 (circa un anno e mezzo dopo la riserva in pectore). All'inizio del 1541 rinunciò alla diocesi di Brindisi a favore del nipote Francesco. Morì il primo febbraio 1542 a Roma. La sua salma, tumulata dapprima in San Grisogono, fu successivamente trasferita a Motta di Livenza, nella chiesa di San Nicolò.