24 Settembre, 2017
A- A A+

DA MULA, Marcantonio - Testamento

1566 gennaio 17, Roma

Marcantonio Da Mula, cardinale <prete del titolo> di San Marcello, sano di mente, ottenuta da Pio IV la relativa licenza nel gennaio 1564, stabilisce di fare testamento, dichiarando nulli ogni disposizione e codicillo fatti sino ad ora. Stabilisce che il suo corpo venga sepolto in Venezia nella chiesa di San Giobbe «in sachristia nelle nostre arche»: a tale scopo lascia ai suoi eredi quattrocento scudi con l’obbligo di eseguire il tutto entro un mese <dalla sua morte>, pena la condanna di mille scudi che oltre ai quattrocento di cui sopra dovranno essere dati ai frati della chiesa suddetta; lascia duecento scudi in elemosina a monasteri, a mendicanti e alla fabbrica dei Cappuccini <in Venezia>, purché celebrino messe e preghino pro anima sua; asserisce conclusa la causa sorta con il fratello Lorenzo e la sorella Elena: riguardo a ciò dichiara che se gli eredi del suddetto fratello rivendichino ancora i cinquecento ducati oggetto del contendere accetta che gli vengano consegnati, ma senza pretendere altro; lascia venticinque ducati ciascuno ai monasteri di Santa Chiara di Murano, Santa Croce di Venezia, Santa Maria Maggiore e dei Miracoli; trecento ducati – tolte le quote dei crediti di cui risulta debitore – alla signoria della Serenissima; esonera tutti i suoi debitori dai crediti dovutigli; chiunque impedirà l’esecuzione di tale testamento sarà privato di ogni beneficio concessogli che andrà a favore dell’ospedale della Pietà in Venezia. Lascia al piccolo Francesco di cinque o sei anni circa il possesso di Basalghelle sotto Oderzo, ora tenuta in affitto dai «pari» per la somma di tredici ducati, rinnovabile ogni quinquennio fino a venti anni e mille ducati d’oro depositati al Monte di Verona; incarica suo fratello germano messer Marco Giustinian di preoccuparsi dell’educazione del giovane Francesco, di cui sarà tutore fino all’età di ventidue anni, che dovrà studiare diritto a Padova ed assumere il cognomen Amulio; trecento ducati agli eredi del signor Paroni Pesier barone Ongaro; a messer Alvise Malipiero o alla moglie erede di Maria Badoer, sua sorella defunta, duemila ducati d’oro di cui egli era debitore nei confronti della suddetta sorella; all’altra sorella Marina un anello del valore di dieci ducati e ai suoi figli Francesco e Domenico cento ducati ciascuno; al nominato fratello Marco dieci marche d’argenti in piatti, a messer Marcello e Piero Gritti un piatto d’argento ciascuno con l’arma; a messer Gianfrancesco Donato del fu Girolamo medico e ai suoi figli due fiasche d’argento sempre con l’arma e ottocento ducati alla ragione dell’otto per cento depositati al Monte di Roma; a messer Marco Marin e messer Geronimo Orio due piatti d’argento ciascuno con l’arma; stabilisce inoltre che, ad eccezione di Besalghelle, tutti gli altri possedimenti siano tenuti a versare il livello al vescovado di Treviso; predispone con particolari clausole e norme l’istituzione in Padova di un Collegio di diritto per scolari nobili veneti che avranno a disposizione ciascuno una somma compresa tra cinquanta e sessanta ducati, dovendo restare nella città cinque anni e non oltre; potranno accedere al Collegio dapprima i giovani della casa e se non ce ne saranno allora anche queli di altre famiglie, ovvero Michiel, Pesaro, Gritti, Donati, Corner, Bernardi, Malipiero o Contarini; elettori del Collegio saranno Polo Da Mula e dopo di lui il maggiore in età dei figli del suo defunto nipote Francesco; al Collegio lascia i monti che ha ed avrà in Roma alla ragione dell’otto per cento; lascia al Seminario di Rieti mille ducati, dando l’incarico al cappellano canonico Piero di rendere esecutiva questa sua volontà, ordinando che nel caso in cui il Seminario dovesse chiudere – «quod absit» – i mille ducati dovranno essere spesi in «fabriche et comodità» a favore dei frati Cappuccini dimoranti in Roma; a Bernardo, Gianluigi e Francesco figli di messer Giovan Battista ottocento ducati depositati in Roma presso il <banco> Rucellai. Ordina che tutti i suoi beni – argenti, vestiti, tappezzerie, denari ed altro – vengano sigillati e consegnati con i relativi inventari al suo erede di Roma, il quale avrà cura di portare in suo corpo <in Venezia>, come sopra stabilito; alla nipote Laura Malipiero, ai suoi figli o figlie e al marito Alvise tutti i beni in denaro, anelli, monti e crediti di ogni sorta esistenti in Roma, di cui saranno pieni possessori dopo aver saldato tutti i suoi debiti in quella città. Istituisce esecutori del suo testamento in Roma i cardinali Corner, Pacheco, Sermoneta <Caetani>, Paleotti, l’ambasciatore di Venezia, il priore di Santo Spirito di Venezia, messer Gian Leoni spagnolo e messer Alvise Malipiero suo nipote; esecutori e commissari di quello in Venezia messer Lorenzo Da Mula e messer Polo suo figlio, messer Gianfrancesco Donato del fu Geronimo, messer Marco Giustinian, messer Marcantonio e Piero Gritti suoi nipoti e messer Benedetto Corner di messer Polo: a ciascuno di essi lascia per tale incarico un piatto d’argento con l’arma di quelli che sono a Roma. Saranno proprietari di tutti gli altri beni mobili ed immobili, eccetto quelli di Uderzo, i suoi eredi universali messer Lorenzo Da Mula e suo figlio Polo che avranno anche la sua casa sita <a Venezia> in San Giovanni Decollato che non potrà mai essere alienata e/o venduta; a Polo dovranno poi essere consegnati tutti i libri dei conti, rimanendo copia ad Alvise Malipiero per la parte a lui spettante.


Originale [A], Archivio di Stato di Venezia, Notarile, Testamenti, not. Cesare Ziliol, b. 1259, fasc. 664 (non cartulato).

Trascrizione parziale: Delle inscrizioni veneziane, raccolte ed illustrate da Emmanuele Antonio Cicogna di Venezia, vol. VI, Venezia, Andreola, 1853, p. 616.
Cfr. G. Gullino, Da Mula, Marcantonio, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 32, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1986, p. 386; M. Hochmann, Rome-Venise 1500-1600, deux écoles de peinture et leurs échanges, Genève, Droz, 2004, p. 114, nota 69.

Circa il termine «Ceca»/«Zecca» cfr. Sella 1944, ad vocem, p. 143.


testo originale []

+ .MDLXVI. a li 17 gennaio in Roma. | So io Marc’Antonio cardinal Amulio che ogn'hora corro | alla morte et di punto in punto potria essere ch'io | m’incontrassi in lei, senza haver tempo da pensare | ad altro. Et però humilmente ringrazio la maestà di Dio, mio et | universale signore pietosissimo, che tanto di lume anzi lo | stremo passo mi habbia donato che quantu(m)que sano | pensi al morire e, pentito de commessi errori, dimando | perdono a sua maestà, supplicando, o ineffabile | Deità trina, ad havere in protettione la fragile vita mia et | ricever in sua santa grazia l'anima mia, concedendomi | ch'in questo mio ultimo testamento io ordini cosa che sia grata | a sua divina Maestà.
Casso et annullo ogni testamento et codicillo fatto fin qui. Il corpo mio sia portato in Venetia et sepolto in San | Iob in sacristia, nelle nostre arche, senza pompa; et lasso alli heredi miei della heredità di Roma scudi quatrocento | et cargo di exeguire questa parte fra un mese et | non lo facendo nel ditto tempo li condanno mille | scudi, oltra li 400, da esser dati alli frati di San Iob di Venetia | per far portar il corpo, ut supra; et li sopradetti danari si | levino di quelli di Roma.
Lasso scudi ducento in elemosina a monasteri et altri | mendicanti et alla fabrica de Capuccini, da esser dispensati | come parerà alli executori del testamento; et faccino | dir in dui giorni assai messe et orationi per l'anima mia.
Aciò non nasca lite de mio, dechiaro che fu fatta una | sentenza arbitraria del .LII. tra messer Lorenzo mio fratello | et madonna Elena mia sorella et me, come appare nelli atti | di signor Bonifacio Solian nodaro in Rialto: per quella io ero | fatto debbitor di messer Lorenzo di ducati 500 in circa et fui leso | assai; ma tra congiunti non si deve contar sottilmente. | Li arbitri videro libri, conti, scritti di messer Lorenzo; io non produssi, | né dimandai nulla sopra l'amministrazione et maritaggio | di tre sorelle perché io ero costretto andar allhora ambasciator | al imperator et noi già eramo divisi dal .XLVII. in qua. Hor se li heredi di messer Lorenzo voranno li sopradetti ducati 500 voglio sian | lor dati, battuti quelli che gli havesse havuti dapoi; ma se pre|tendessero altro, voglio sian fatti li conti della amministration | mia, come appar nel mio libbro grande che è qui in Roma | et altri che son in Venetia, ove io son creditore della Serenessima | di molti migliara di scudi et chi deve haver sia pagato.
Al mio venir a Roma diedi a messer Lorenzo un scrigno antiquo | con tutti acquisti di casa nostra e cose d'importanza.
Di quello ch'io haverò a Roma siano dati in Venetia alli hospitali | della Pietà, delli Incurabili, di San Zanipollo, alli monasteri | di Santa Chiara di Muran, della Croce di Venetia, di Santa Maria | Maggior et di Miracoli, ducati .XXV. per uno. Siano scritti alla Serenissima Signoria ducati 300 di credito di Ceca(b) o dati contadi | alli camerlengi di comun et pagate tutte le angarie, delle quali | io paresse legitimamente debbitore, sian pagati dalli heredi miei di Venetia.
Tutte le robbe o scritture o dinari ch'io ho prestato over dato in salvo | ad alcuno in Venetia siano di coloro a cui l'havarò date in | tutto, perché non si facci lite del mio.
Se alcuno moverà lite alla mia comissarìa o impedirà in | qualunque modo la executione di questo testamento sia privo d’ogni | beneficio ch’io gli facessi; il che vada al hospital della Pietà | di Venetia.
Lasso a Francesco, puto di cinque o sei anni fatto nodrir da me dal | signor Borsaio del arsenale, la possessione di Besalgelle sotto | Uderzo, tenuta a fitto dalli pari per ducati 13 et che essi per anni | .XX. non siano cacciati, pagando i suoi fitti et rinovando | l'affittazione di cinque in cinque anni; et prego messer Marco | Giustinian, mio germano dilettissimo, ad erudirlo e nodrirlo, | ponendo in utile l’avanzo della entrata et lo facci studiar | a suo tempo in Padoa in legge col Pancirola od altri et si | chiami Francesco Amulio e stia alla obbedienza di messer Marco | il quale li lasso tutore fin alla età di lui di anni .XXII.; | et lasso al ditto Francesco ducati mille d’oro che son sul Monte | di Verona; né questi scudi mille, né la possession sopradetta si | possi vender o impegnar o d’altro modo alienar; ma li frutti | di quella et questi sian governati dal clarissimo Giustinian a beneficio | del puto, il quale se si mariterà, havendo figli di legitimo | matrimonio, la ditta possession et ducati mille sian de suoi | figli; et mancando senza, la possessione resti in perpetuo | obligata a notrire scolari in Padoa, come qui sotto si dirà. |
Lasso alli heredi del signor Pereni Pesier, baron Ongaro, ducati trecento | che li debbo da pagar dalli heredi di Roma. |
A messer Alvise Malipiero o sua moglie herede di madonna Maria Badoer, | fu mia sorella, siano dati in Roma di quelli haverò sul | Banco o Monti ducati d’oro domille, ch’io son debbito a mia | sorella preditta. |
A madonna Marina mia sorella lasso un annello di valuta di ducati .X. |
A Francesco e Domenego figlioli di lei ducati cento per uno, se però non | faran lite, ut supra, di danari di Venetia. |
A messer Marco Giustinian lasso dieci marche d’argenti c'ho in | Roma in piati; a messer Marcello et Piero Griti miei nepoti un | piato d’argento per uno con l’arma. |
A messer Zuanfrancesco Donato fu di messer Hieronimo il d(ottor)(a), over a suoi | figlioli, lasso dui fiaschi eguali d'argento con l'arme; al ditto | et suoi figlioli lasso ducati ottocento che son sul Monte de Santo | Spirito in Roma alle 8 per cento in nome de Antonio Donado: et questi per resto | ogni conto et raggion ch’avemo havuta insieme. |
A messer Marco Marin et messer Hieronimo Orio lasso dui piati d'argento | per uno con le arme. |
Nota le terre da Uderzo et da Cittadella non pagano gravezza | di sorte alcuna se non il livello al vescovato di Treviso; | voglio il livello sopradetto pag<h>ino le altre possession, non quella | da Besalgelle.
Lasso che in Padoa si facci un colleggio di scolari nobili | Veneti, di quel numero che si potrà et habbino per suo | vivere in studio ducati 50 al anno fin a 60, et non ultra, et | non meno di 50; et fin che ci serà da ca' Damula atto | a studiare, si toglia di questa casa nostra et non ne essendo | che voglia studiar, si toglia da ca' Michiel; et non vi essendo Michiel, sia tolto Pesaro et non essendo di questi, si togliano | Gritti, Donati, Cornari, Bernardi o Malipieri per ordine | o Contarini, con l'ordine, ut supra, delle case. Et li giovani | possino esser del gran consiglio non minori di .XVI. anni, né maggiori di .XX. et siano in Padoa nodriti per anni cinque | continui, non più; i quali finiti, si elegano altri con l'istesso | ordine, cominciando sempre da ca' Damula et successive | non ne essendo. Et debbano studiar legge, perché l'utile della | Repubblica sta nella giustizia fundata nelle leggi che sono tratte | dal core della philosophia. E se’l scolaro ferirà alcuno, o starà | fuori di Padoa per un mese continuo sia privo subbito del | beneficio et altri posto in loco suo. Et li eletti siano ben costu|mati et niuno già condannato vi possa essere. |
Li elettori siano messer Pollo Damula e poi di lui il maggior di | età de figlioli del quondam Francesco Damula mio nepote e mancando | l'uno sia l'altro, sempre li primi di età in vita loro et loro figlioli | nel medesmo modo; et mancando la loro linea mascolina | il più giovane da ca' Damula che sarà del gran consiglio farà | la elettione in vita sua et mancando quello senza figlioli mascoli | il più giovine da ca' Damula che si troverà ut supra sii | elettor in vita sua; et se si extinguesse la nostra famiglia, | overo alcuno della casa mia elettore mancasse di far il | debbito in questa executione, voglio che il più giovine da | ca' Michiel, o se quello non vorà altri pur da ca' Michiel, pur | che vadi a consiglio, entri elettore di questi scolari in vita sua; | et poi se ci serà da ca' Damula si torni a seguir ut supra | et non ci essendo, continui nelli figlioli da ca' Michiel | con l'ordine sopradetto. Che vorei la nostra gioventù fuggendo | l’ocio si exercitasse nella via della virtù a beneficio pubblico | et li heredi miei e discendenti loro siano tenuti ad exequir | il presente ordine, ch'io ne carico le conscientie loro. |
Lasso al sopradetto Colleggio di Padoa tutti li capitali ch'io mi trovarò | di Monti di sussidio et novissimo et pro in perpetuo condizionati | a questo effetto; che delli pro a ducati cinquanta per uno siano | nodriti tanti scolari, quanti porteranno li pro, passando | etiam li cinquanta, ma non più di sessanta per uno; ma tutti equali | li capitali restino sempre condizionati, né si possino vender | obligar etc.; et se si francassero siano sempre investiti in | altro sicuro fondo a ciò obligato, né siano sborsati li danari | se non per investir, ut supra, con tutte le clausule più strette etc. | Lasso dunque tutti li danari ch'io ho al presente alli Monti | di novissimo et sussidio et quelli che mi troverò alla morte mia. |
Lasso medesmamente al Colleggio di Padoa tutti li Monti ch'io | ho o ch'io haverò in Roma, in nome del Colleggio Amulio non | vacabili a otto per cento in circa, con tutte le sopradette condi|zioni a dispositione dello elettore, ut supra, in tutto. |
Lasso etiam la possessione di Baselgelle et ducati mille d’oro che son | sul Monte di Verona doppo la morte di Francesco puto | senza figlioli, ut supra, al detto Colleggio, cioè li fitti della possessione et | frutti delli ducati mille da esser subbito investiti a tal effetto et li | fondi sempre obligati a ciò. |
Et caso che li elettori lasciassero pupilli solamente, voglio | che dui li più vecchi da ca' Damula, o da ca' Michiel, faccino | loro la elettione, fin che uno delli pupilli haverà .XVI. anni | finiti, allhora s’intenda poter esser elettore. |
Ogni elettore sia obligato render bon conto della amministration | sua a cadauno clarissimo capitano di Padoa, che serà per li tempi, | una volta circa la mità del suo regimento et farsi far | una fede di bona amministrazione; et passato quel regimento, | non possa riscuotere né dalli Monti di Venetia, né di | Roma, né alcuna altra intrata, se non porterà fede, ut supra, | dal regimento preditto del capitano, o dal seguente; e passati dui | regimenti senza portar la ditta fede, non sia più esso elettore, | ma vada nel più giovine Damula o Michiel, o in chi delle | dite famiglie farà legitimamente la conscientia. E prego | li clarissimi capitani che seranno di Padoa a far questo bene et fatica | per l'amor di Dio et utile della patria. |
Alli scolari sia pagato dallo elettore di sei in sei mesi anticipatamente, | né si pag<h>i altramente, se non doppo che seranno effettivamente | andati a Padoa. |
Et non volendo li signori capitani di Padoa questo cargo, sia tenuto lo | elettore dar li conti al rettore di legisti di Padoa, al quale che | serà per tempora voglio sia data facultà di far exequire tutto | il presente ordine; et non essendo fatto il debbito dalli elettori, | possa esso rettore eleggere uno o dui di detti scolari in tempo | di detto elettore che mancasse del debbito et procurar esso | la executione di questa mia voluntà. Et la cognitione sopra li | elettori et altro sia del capitano di Padoa solo. |
Lasso al Seminario di Rieti ducati mille ch’io ho posti sul Monte | non esitabile della farina, né si possino mai in alcun modo | alienar, ma li frutti siano sempre per lo viver del Seminario, | al quale etiam lasso tutti li mobili et robbe d’ogni sorte che | si troveranno in vescovato di Rieti alla morte mia. |
Lasso in Rieti executor di questa mia voluntà messer Piero | capellano canonico; et se a qualche tempo il Seminario si | dissolverà (quod absit) voglio li sopradetti ducati mille siano spesi in | fabriche et comodità de frati Capucini di Roma et sue chiese; | et executor di questa parte sia il reverendissimo cardinal che si | troverà allhora lor protettore. |
Alli miei familiari successori lasso come per una polizza distintamente | presso di me apparerà nel uno per uno. |
Tutte le robbe mie, argenti, veste, tapezzarie, danari o altro siano sigillate et li officiali le consegnino con li sui inventari, | fin che venga lo herede mio di Roma il qual facci portar | il corpo mio, ut supra. |
Lasso alli figlioli di messer Zuan Battista Bernardo, Gianluise e Francesco | ducati ottocento: son qui in Roma presso a Rucellai o sopra Monti. |
Executori del mio testamento in Roma siano l'illustrissimi signori | cardinali Cornaro, Paceco, Sermenetta, Paleotto, il clarissimo ambasciatore | di Venetia, il prior di Santo Spirito di Venetia e messer Gian Leoni | spagnuolo et messer Luise Malipiero mio nepote o la mazor | parte d’essi. |
Io ho facultà di testare da pappa Pio IIII del .LXIIII. di genario, se | ben non lasso nulla de beni ecclesiastici. |
Tutti li miei beni, danari, robbe, annelli, monti et crediti | d’ogni sorte ch'io haverò in Roma alla morte mia lasso | a Laura Malipiero et sui figlioli o figliole et a messer Alvise suo marito | miei nipoti, che pagati li debbiti siano heredi di tutto quello | haverò in Roma e fuori dello Stato della signoria dove si voglia. |
Executori et comissarii di questo mio testamento in Venetia voglio | siano il clarissimo messer Lorenzo Damula et messer Pollo suo fiol, | messer Gianfrancesco Donado fu di messer Hieronimo il d(ottor)(a) per due voci, | messer Marco Giustinian, messer Marcantonio e Piero Griti mei nipoti | et messer Benetto Corner di messer Pollo. Et li prego ad exeguir per la | maggior parte di loro quanto si havrà da far in Venetia, | maxime del Colleggio de scolari: a cadauno di loro perciò lasso un | piato d’argento con l’arma di questi che son a Roma. |
Tutti li altri miei beni mobili e stabili d’ogni sorte et | crediti, eccetti quelli di Uderzo, li quali rimetto tutti et così a signor Pasqual | Padavin et a signor Hieronimo Marondella; tutti li altri beni, di qual sorte | si siano, lasso a messer Lorenzo Damula et a messer Pollo suo fiol | et alli figlioli che furono di Francesco e morendo l’uno vadi in | l'altro di loro; et la casa mia da statio in San Gioan Degollado con | tutte le sue ragion voglio sia delli sopradetti, con conditione che | da quelli che vivono al presente non si possi mai vender, | permutar o quovismodo alienar, ma sia delli sopradetti da ca' | Damula et di suoi heredi. Questi voglio siano miei heredi uni|versali di tutto quello mi troverò havere nel dominio Veneto, | o stabile o mobile, pagati li debbiti e satisfatti li legati. Cancellando | et annullando, ut supra, ogni testamento o codicillo prima di questo fatto, | riservando aggiungere e mutare quanto per tempo mi parerà | a laude di Dio benedetto, al qual sempre sia honor e gloria, amen. |
El presente testamento sia dalli miei comissarii et executori | mandato al Monte della farina di Roma per il Colleggio Amulio | et Seminario di Rieti; et al ditto Seminario et alli Monti di Venetia | per il Colleggio predetto et a Padoa al rettore di legisti, ut supra, | et alli frati Capucini et dovunque serà bisogno. |
Tutti libri di conti siano dati a messer Pollo Damula, tenutane | copia per messer Luise Malipiero della parte allui spettante. |
In nome di messer Francesco Damula fu di messer Zuanne havemo | circa duemila ducati di cavedal(c) di Monte vecchio con li suoi pro che cominciano .MDV.: la mità di essi seranno di Francesco | et Domenego Gritti miei nepoti, l’altra voglio sia delli heredi miei | sopradetti da ca' Damula. Et questa è la mia ultima | voluntà scritta a dì .XVII. gennaio .MDLXVI. in Roma, more Romano, | e questa serà consignata alla Cancellaria inferiore di Venetia | per mano di messer Zuan Battista Bernardo mio nepote, al quale | la darò essendo hora egli in Roma; un'altra copia autentica | di mia mano tengo per servir in Roma, ove farò la lista | de successori, piacendo a Dio al quale sia sempre honor e gloria, amen.
Ego Marcus Antonius Amulius cardinalis tituli Sancti Marcelli manu | propria hanc assero meam esse ultimam voluntatem.


(a) Scioglimento dubbio. (b) S’intenda Zecca. (c) S’intenda capitale.