24 Settembre, 2017
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CORNER, Alvise - Testamento

1579 dicembre 20, Roma, palazzo di San Marco

Alvise Corner cardinale <prete> di San Marco e camerlengo di Santa Romana Chiesa, ottenuta da Gregorio XIII la relativa licenza, infermo ma sano di mente, non volendo morire intestato stabilisce quanto segue. Dispone – nel caso in cui dovesse morire in Roma –, di essere sepolto nella chiesa di Santa Maria in Trivio officiata dai frati Crociferi, ai quali lascia un legato di duecento scudi pro anima sua con l’obbligo di celebrare la messa il giorno dell’anniversario della morte; nomina esecutori testamentari delle sue ultime volontà Rinolfo Rinalducci canonico di San Pietro, Ludovico Gabrielli maestro di casa e Francesco Soranzo suo agente a Venezia e suoi eredi universali i nipoti Francesco, vescovo di Treviso, Giovanni, Alvise e Giorgio Corner, non senza aver concesso legati e lasciti in favore delle sorelle, delle nipoti e delle cognate – loro vita natural durante – ed avendo chiesto la protezione del cardinale <Alessandro> Farnese «padrone osservantissimo e amorevolissimo protettor di tutta casa mia».


Originale [A], Archivio di Stato di Roma, Notai, segretari e cancellieri della Reverenda Camera apostolica, not. Andrea Martini, vol. 1231, cc. 131r-134r.
Altro esemplare:
Copia autentica del 1585 [B], Venezia, Palazzo Mocenigo, Archivio Corner, Libro 21, fasc. 87 (non cartulato).

Il fascicolo che contiene il documento è così intitolato: «1543 25 settembre, n. 12. | Testamento del reverendissimo cardinale Francesco Cornelio»; il testamento è autenticato nel modo che segue: «c. 8r Et ego Petrus Franciscus Vannotius de Eugubio, publicus imperiali | auctoritate notarius et in presentiarum notarius episcopatus Viterbiensis, | omnibus et singulis supradictis dum sic ut premittitur agerentur et | fierent interfui et fui presens atque ea scripsi, in notam subscripsi et | in hanc publicam formam redegi in maiorem premissorum fidem | rogatus et requisitus, videlicet ST».

Nella trascrizione che segue ci si è serviti del documento presente nel fondo Archivio Corner per integrare la parte finale, mancante nell’esemplare conservato nel protocollo del notaio Andrea Martini, qui indicata col carattere corsivo.
Le sottoscrizioni sono autografe; al termine di quella del cardinale è presente il suo sigillum impressum (SI).

Trascrizioni parziale: S. Benedetti, Giacomo del Duca e l'architettura del Cinquecento, Roma, Officina, 1973, p. 155.
Cfr.: W. L. Barcham, Grand in design. The life and career of Federico Cornaro, prince of the Church, patriarch of Venice and patron of the arts, Venezia, Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, 2001, p. 48, nota 64.


testo originale []

c. 131r Nel nome della santissima et individua Trinità, Padre, Figliuolo et Spririto Santo | et della sua gloriosa madre Maria vergine et di tutta la Corte celeste. | Io Aloysio dil titolo di San Marco cardinale Cornaro camerlengo della Santa | Sede apostolica et di tutto il Stato ecclesiastico, sano della mente per | gratia di Dio, ma alquanto infermo dil corpo. Considerando il stato | della conditione humana et che non vi è cosa più certa della morte, | né cosa più incerta dil giorno et hora di essa; et volendo dis|ponere di miei beni temporali riceuti da essa divina Maestà in | quelle opre pie che si dignerà inspirarmi et in scarico della mia | conscienza et ancho in quelle persone che mi sono grate et acette | et per il sangue mi sono congionte et per la fedele e grata servitù | mi sono care; havendo licenza, facultà et auttorità dal santissimo signor nostro | Gregorio papa XIII, come appare per la bolla spedita di poter | far testamento e disponere di miei beni mobili e stabili et di | qualunque sorte siano, et per qual si voglia summa, et non volendo | morire intestato e dechiaro questa esser la mia mera e spontanea | volontà, o si chiami testamento in scritto e solenne, o vero non|cupativo pur c'habbi vigore e forza di vero o stabile testamento | et sia osservato inviolabilmente, se ben mancasse in alcuna di quelle solennità che si ricercano nei testamenti che così è la volontà mia libera e certa.
Et inprima considerando quanto l'anima è più nobile dil corpo, quella | raccomando all'omnipotente et misericordioso Dio, supplicandolo ad | aver pietà dell'offese che gli ho fatto et che si degni condurla | alla sua eterna gloria.
| c. 131v Voglio che venendo il caso della morte mia in qual si voglia | luogo che mi trovo, se sarò in Roma che il mio corpo sia | sepelito nella chiesa di Santa Maria di Treio de frati Crociferi | et nella mia sepultura si espendano ducati docento ad arbitrio | de gli infrascritti miei essecutori et mentre si fa detta sepultura | il mio corpo sia posto in una cassa nella chiesa sudetta.
A quali frati Cruciferi lascio un legato di duemila ducati Venetiani, acciò preghino Dio per l'anima mia et ogn'anno | sia tenuti far un anniversario nell'istesso giorno che sarò sepelito, | comprendendo in questi due mila ducati simili, scudi cinquecento | che sono in vita di messer Iacomo Maselli et di sua moglie, quando | vacaranno et in quel mentre gli siano dati scudi trenta l'anno | da miei heredi.
Item lascio per scarico dell'anima mia che siano dispensati quatro|milla scudi de moneta in otto luoghi pii et di questi danari | se ne facci una poliza et si dia a nostro signore che gli facci distribuire | a chi più piacerà a sua beatitudine.
Item lascio alli canonici di San Marco et alla sacristia per esser | mio titolo la summa di scudi trecento che gli spendano in | coso(a) neccessarie alla chiesa.
Item lascio alla sacra religione di San Giovanni Hierosolomitano o di Malta | tutti quelli credditi che ho in Spagna per conto delle pensioni | che ho sopra i vescovadi di Pampalona e Badajoza che non sono | c. 132r e credo che ascenderanno alla summa di scudi cinquemilla | e più; e questi gli lascio per conto di tremila scudi che detta | religione debbe haver da me come appare per instrumento fatto | per mano di monsignor Rinaldo Corso procurator mio; et in evento | che non volesse accettar di riscotere ta<l>i danari, voglio che quel | credito sia consignato a Pinelli: che lo riscotano et paghino | li tremila scudi a detta religione et il resto sia di miei heredi.
| A monsignor vescovo di Padua, mio fratello dilettissimo et carissimo, per li meriti e | valor suo meritaria ch'io gli lasciassi tutta la mia facultà, | ma perché non ha bisogno et ha che far assai non mi | par di dargli altro intrigo, ma lo prego a favorir i miei | commissarii in quello che lo ricercassero.
A madonna Vienna madre dil povero putto morto Marco | lascio a elettion sua, over docento scudi l'anno in vita sua, over | mille scudi in contanti; et questi gli siano procurati da miei | commissarii fedelmente, lasciandoli tutti i mobili che lei tiene in Bagnorea.
In materia de gli heredi dell'illustrissimo signor cardinale Pisani mio zio di bona | memoria spero di spedirla hoggi, se non lasciarò ordine tale che spero | non si farà lite.
Della famiglia ad alcuni gentil'huomini miei et amorevoli al | mio servigio ho da fare un poco di dimostratione in segno | d'haver havuto grato la servitù loro, massimamente a quelli a quali non | ho dato aiuto alcuno et però in una poliza che sarà signata | di mia propria mano darò ordine a chi et quanto sia dato.
| c. 132v Lascio a due mie nipote figliuole della clarissima madonna Cecilia mia cognata | ducati centocinquanta per una et alla monaca, lor sorella, mia nipote ducati cinquanta una volta sola.
Alla clarissima madonna Cecilia mia cognata, honorata signora quanto ne sia un'altra in Vinetia, et honor della nostra famiglia lascio l'usofrutto | di mille ducati in vita sua e di poi habbi da ritornar agli | heredi.
Item alli quattro miei nipoti figliuoli dil clarissimo monsignor Marc'Antonio, mio | fratello di bona memoria, cioè monsignor Francesco vescovo di Treviso, | il signor Giovanne, il signor Aloigi et il signor Giorgio: | lascio al signor Giovanne et al signor Giorgio che habbino un legato | di ducati seimila per uno; et lascio alla Cornelia lor | sorella et zitella da maritare altri seimila scudi | di moneta, over ducati Vinetiani; et monsignor vescovo di Treviso, | per haver io estinto una pensione di mille ducati di entrata, | con pagarne seimila di miei propria per sgravar la sua badia | di Vidore, sarà contento di questi; al signor Aloysio per | haver io estinto una pensione di scudi 200 d'oro in oro et messa | in sua persona, havendone sborsato mille e docento di miei | proprii et havendolo aiutato a far conseguir il segretariato che ha, | gli lascio ducati duemila.
Alle mie sorelle madonna Cornelia e madonna Paulina lascio ducati docento | in segno d'amore et per una volta sola et a madonna Helena anco mia | sorella, per esser carica di figliuoli, lascio che gli siano dati da miei heredi | ducati trenta ogn'anno in vita sua.
| c. 133r In tutti gli altri miei beni che resteranno oltre li sudetti legati, | cioè mobili stabili presenti e futuri, e[siste]nti in Roma, in Vinetia | et in ogn'altro luogo, et credditi et censi e monti et ogni sorta | di danari e robbe voglio, instituisco nomino et faccio miei | heredi universali i sopradetti quatro miei nipoti per equal | portione: cioè monsignor Francesco vescovo di Treviso, il signor | Giovanne, il signor Aluigi et il signor Georgio Cornari; et voglio | che di questa mia heredità, cioè de i beni che avanzaranno | dopo che saranno pagati i legati et essequiti i lasciti per | qual si voglia summa che siano, che i miei infrascritti essecutori | debbano vendere ogni cosa, cioè tutti i mobili miei d'ogni sorte | senza haver rispetto a cosa alcuna, né a persona, ma essequis|cano questo inviolabilmente; et fatta la summa in dinari con altri | danari della mia facultà debbano investirli a beneficio dei | sopradetti miei heredi in quello che parerà a loro che sia di | maggior utile et beneficio alla casa.
Lascio esecutori di questo mio presente testamento i miei antiqui | et fedeli servitori dei quali n'ho fatto in diversi tempi molta | esperienza: monsignor Rinolfo Rinalducci, canonico di San Pietro, | et monsignor Lodovico Gabriele mio maestro di casa et monsignor Francesco | Soranzo mio agente in Vinetia et alquanto congionto, mezo | i quali debbano essequir inviolabilmente questo mio testamento | et volontà; et in evento che uno mancasse o fosse absente, i due | possino essequire et perché potriano haver bisogno di un | c. 133v prottettore e diffensore nelle sudette essecutioni supplico, lo illustrissimo signor cardinale Farnese, antiquo mio padrone osservantissimo et amo|revolissimo prottettor di tutta casa mia, si degni accettar questa | prottettione et aiutare e favorire i miei comissarii in tutto quello che lo ricercaranno. |
Et questo voglio che sia il mio testamento et mia ultima volontà, | la qual non valendo come testamento voglio che vaglia come | codicillo et ultima volontà et ogn'altra disposizione; il | quale sarà sottoscritto di mia propria mano et sigillato | col mio solito sigillo et sottoscritto da sette testimonii | con il lor sigillo, over d'altri, et consignato in mano | dell'infrascritto notario che sarà rogato et farà fede questi | esser il mio testamento, fatto in questo giorno 20 | di decembre .MDLXXIX. in Roma nella inditione | settima nel pontificato dil santissimo signore nostro Gregorio per la divina | gratia papa XIII nell'anno ottavo dil suo pontificato et | fatto nel palazzo de San Marco, essendo in letto infermo.
Io Aloysio cardinali Cornero affermo che quan|to si contiene nella soprascritta scrittura | è il mio testamento con libera vo|lontà et nomino et insti|tuisco miei heredi monsignor | c. 134r Francesco vescovo di Treviso, il signor | Gio(vanni), il signor Aluisi et il signor Gio|rggio(a) miei nepoti, come di soppra(a). (SI)
Io Thomaso Sperandio, olim vescovo di Trahu, affirmo | questo esser il testamento dell'illustrissimo signor cardinale Cornaro.
Io Rinolpho Rinalducci affermo quanto di sopra.
Io Baldassare Favi affermo quanto di sopra te(ste).
Io Giuliano Calisio affermo quanto di sopra.
Io Pietro Bonfio aff<e>rmo quanto di sopra.
Io Cesare Strozzi affermo quanto di sopra.
Io Nicolò Rili affermo quanto di sopra.
Andreas Martini Camerae apostolicae notarius rogatus manu propria loco sigillorum dictorum illustrissimi testatoris et dominorum testium. Quod valere voluit et tenere iure testamenti et si iure testamenti non valeret ratione omissionis, preteritionis, vel alterius cuiuscumque solemnitatis, voluit et vult hanc suam ultimam voluntatem valere iure codicillorum seu donationis causa mortis aut inter vivos et tamquam iure ultime voluntatis quo melius valere poterit et tenere | cassans, irritans et annullans idem illustrissimus dominus testator omne aliud testamentum ac aliam quamcumque ultimam voluntatem per eum hactenus quomodocumque sub quibuscumque verbis etiam derogatoriis factum et factam. Super quibus omnibus et singulis premissis idem illustrissimus dominus testator sibi a me eodem infrascripto Camere apostolice notario unum vel plura publicum seu publica fieri petiit instrumentum et instrumenta. Actum Romae in palatio Sancti Marci et camera cubiculari eiusdem illustrissimi domini cardinalis, presentibus ibidem reverendo patre domino Thoma Sperandeo episcopo Tragurien(si), reverendis dominis Arnulpho(b) Rinalduccio canonico Sancti Petri, Petro Bonfio canonico Sancti Marci de Urbe ac magnificis dominis Iuliano Calino(c), Cesare Strozzio et Nicolao Bilio(d) nobilibus Brixiensibus, Mantuanis et Eugubinis, ac magnifico domino Balthassare Fabio(d) nobile Bononien(si), testibus qui se una cum dicto illustrissimo domino testatore ac mecum notario subscripserunt ad premissa omnia et singula vocatis habitis specialiter atque rogatis. Io Cesare Strozzi affermo quanto di sopra in originali nota. Approbo Andreas Martini.


(a) Così nel testo. (b) A Rinolpho (c) A Calisio (d) A Rili (e) A Favi.