24 Settembre, 2017
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CORNER, Francesco (senior) - Testamento

1543 settembre 25, <Viterbo>

Francesco Corner, cardinale, ottenuta da Clemente la relativa licenza, sano nella mente e nel corpo, stabilisce di fare testamento, nominandone commissari il vescovo di Spalato e Cornelio suoi figli, nonché messer Caterino Zen e messer Giovanni Andrea Badoer. Dispone anzitutto di essere sepolto a Venezia nella chiesa del Salvatore, ai cui frati desidera che vengano dati quattrocento ducati del Monte del Sussidio, con l’obbligo di far celebrare ogni giorno una messa pro anima sua, nella cappella che doveva già essere costruita, secondo le volontà testamentarie del padre, per il defunto fratello cardinale e che ora si auspica venga realizzata quanto prima. Stabilisce che per le spese del funerale si spendano in tutto «fra messe, cere et panni et ogni altra cosa» cinquecento ducati; che dopo la sua morte le sorelle e le cognate dispensino pro anima sua ai poveri e ai bisognosi di Venezia duecento ducati e ne utilizzino altri centocinquanta per maritare le ragazze povere nella stessa città; che si rediga un inventario delle «robbe» che si trovano a Roma, nel vescovado di Brescia, nel monastero degli Angeli <sito in quest’ultima città>, nella casa del predetto Badoer e in tutti gli altri luoghi dove possono trovarsi beni appartenenti a lui: l’inventario contenente l’elenco dei beni mobili, nonché «denari, argenti, gioie, vestimenti, tapezarie et cavalcature et ogni altra cosa» deve essere consegnato al fratello Giovanni erede di tutti i suoi beni; che si riveda il conto dell’amministrazione della «commissarìa» di Niccolò Zen, prescrivendo che in caso di errori venga restituito al detto Niccolò tutto il dovuto con un utile di cinque ducati all’anno; che gli succeda nell’ufficio del «Secretariato» da lui comprato in Roma il figlio Cornelio, vita natural durante, con l’obbligo di non poterlo né vendere, né alienare o impegnare e nel caso in cui muoia prima del vescovo di Spalato, allora vada a quest’ultimo, con le stesse condizioni, e dopo la morte di entrambi ne entri in possesso l’erede Giovanni. Lascia cinquecento ducati da dividere fra i suoi servitori; i paramenti da cardinale e cioè la mula pontificale, con tutti i finimenti, cappe, mantelli, sottane, rocchetti, il pastorale d’argento, la campanella, le valigie ed il sedile, al più anziano dei suoi nipoti che diventerà sacerdote; a suo fratello arcivescovo un «fornimento da lecto et altri mobili» per la valuta di duecento ducati; al fratello Giovanni il rubino «bello» avuto in eredità dalla divisione <del padre>; al vescovo di Spalato e a Cornelio suoi figli i paramenti di lino, le «tapezarie et altri ornamenti di casa» per la valuta di seicento ducati ed in più al vescovo due «instromenti da penna et un leuto», a sua scelta, e gli argenti «schietti» del peso di cinquanta marche, secondo l’uso di Venezia; centocinquanta ducati d’oro, frutto di una parte dell’eredità paterna ammontante a seicento ducati rimasta fino ad ora indivisa, a ciascuno dei fratelli; alla sorella Fiorenza, cui Giovanni dovrà provvedere con beni in natura (farina e vino) sua vita natural durante, mille ducati; alla chiesa cattedrale di Brescia i paramenti dorati, ossia la pianeta e due piccole tuniche; alla chiesa di San Pietro in Roma un piviale d’oro del valore di cento ducati. Stabilisce, inoltre, che l’erede Giovanni debba essere tenuto ad acquistare nel giro di sei mesi beni in valuta per la somma di dodicimila ducati in crediti o monti della Signoria, dei cui frutti dovranno beneficiare dapprima il figlio Cornelio vita natural durante, alla sua morte il fratello, vescovo di Spalato, e dopo la morte di quest’ultimo lo stesso Giovanni, che dovrà utilizzarli anche per soddisfare gli eventuali creditori; ordina poi che tutto quanto gli proviene dall’eredità paterna venga diviso in tre parti, di cui un terzo a messer Girolamo, in luogo di un’altra donazione fattagli e sottoscritta di suo pugno, ed i restanti due al fratello ed erede Giovanni che, avendo ottenuto la parte maggiore al fine di non dividere il patrimonio, dovrà rifondere al detto Girolamo una parte in denaro. Circa i conti dell’amministrazione di famiglia, mai divisi dopo la morte del padre, chiede che si gli venga saldata la quarta parte a lui spettante. Dispone inoltre il recupero delle pensioni di cui gode sopra il vescovado di Tolosa e di Poitiers e la rinuncia all’ufficio di «Cubiculariato» acquistato a Roma in favore del cameriere Bernardino, nei confronti del quale estingue i debiti che questi aveva nei suoi confronti. Istituisce infine esecutori del testamento i cardinali Niccolò Ridolfi e Reginald Pole.


Originale [A], Archivio di Stato di Roma, Notai del Tribunale dell’auditor Camerae, not. Antonio Guidotti, vol. 3664 (il testamento inserto nel volume non è cartulato).

Copia autentica del 13 novembre 1543 [B], Venezia, Palazzo Mocenigo, Archivio Corner, Libro 9, fasc. 46, cc. 3r-8v.

Il fascicolo che contiene il documento è così intitolato: «1543 25 settembre, n. 12. | Testamento del reverendissimo cardinale Francesco Cornelio»; il testamento è autenticato nel modo che segue: «c. 8r Et ego Petrus Franciscus Vannotius de Eugubio, publicus imperiali | auctoritate notarius et in presentiarum notarius episcopatus Viterbiensis, | omnibus et singulis supradictis dum sic ut premittitur agerentur et | fierent interfui et fui presens atque ea scripsi, in notam subscripsi et | in hanc publicam formam redegi in maiorem premissorum fidem | rogatus et requisitus, videlicet ST».

Cfr.: M. Hochmann, Peintres et commanditaires a Venise (1540-1628), Rome, École française de Rome, 1992, p. 226, nota 32.


testo originale []

c. 3r In nomine Domini, amen. Non essendo cosa più certa né più naturale al'huomo de la morte, né sapendo quando la s’habbia a essere, parmi conveniente prevedere et anticipare avanti il tempo della infirmità, essendo cosa necessaria alhor attendere alla propria anima, lassando da canto le cose particolari, per il che ho deliberato ordinar le cose mei, hor che per la gratia de Dio mi trovo sano del corpo et della mente et far el mio testamento, acciò si possa sapere dopo la morte mia qual sia l'ultima mia volontà. Volendo ch’esso testamento sia publicato et habbia la medesima forza che hanno li testamenti che si fanno et pubblicansi in Venetia et ancor ch'io sia prete et al obedienza di nostro Signore, non però mi è tolta l'auctorità di testare, come appare per la bolla che ho appresso di me concessami da papa Clemente bone memorie di poter testare; et tanto più che avanti ch'io fusse ordinato prete, io possedeva la parte mia di beni proprii havuti per successione per la morte de la bona memoria de mio padre, de li quali n’ho speso buona summa per conservar questa dignità, siché mi par esser libero di poter disporre de mei beni temporali, non havendo carico di cosa ecclesiastica, attento che molto più è stata la summa de la spesa de mei beni temporali che ho facta per conservar questo mio grado moderatamente, che non è stata l'intrata de beni ecclesiastici. Pertanto voglio che al governo de la mia facoltà siano l'infrascritti mei commissarii et li mei carissimi fratelli, lo electo | c. 3v di Spalatho et Cornelio mei figlioli, messer Caterino Zen et messer Giovan Andrea Badoer mei carissimi parenti et amici; et sapendo che i mei fratelli son occupati nelle cose lor particolari et mal potriano attendere alle cose mie, però voglio che messer Caterino Zen et messer Ioanne Andrea Badoero insieme con lo electo di Spalatho supplischino al bisogno et s'intendino commissarii per la maggior parte sempre però con el conseglio et aiuto de mei fratelli et precipue di messer Ioanne, qual amo cordialmente.
Voglio esser sepolto in Venetia in la sepoltura che fu ordinata et lassata per testamento per il carissimo nostro padre, la qual si dovea far per il cardinale carissimo mio fratello bone memorie in la chiesa di San Salvatore.
Item voglio che sia dato alli frati di esso monasterio ducati quattrocento del Monte del subsidio, come meglio parerà alli mei commissarii, possendo goder el fructo di esso Monte con obligo di far celebrar ogni giorno una messa per l'anima mia, facendo commemoratione in le secrete nella oratione de me; et sia observato in questo l'instrumento che fu celebrato con li frati circa le capelle de la maiestà de la Regina et del cardinale sopradicto. Et perché le capelle sopranominate non sol non son state facte, ma non pur principiate né datoli alcun ordine di farle, contra la volontà et ordine di nostro padre bone memorie, però ordino et voglio che li mei commissarii habbino a trattare con mei fratelli amorevolmente per dar exequtione al ordine di nostro padre bone memorie, contribuendo ancor lor per la parte mia quanto io son obligato; quando veramente non lo volesser far (ch'io nol posso credere), sì per satisfar al'obedienza del nostro padre, come al honor de la casa, voglio che siano adstrecti per iustitia ad obedir al testamento di nostro padre, acciò habia la debita exequtione et quando alcun de li mei fratelli non volesser contribuir per la parte sua, non possino haver alchun beneficio de la mia facultà, ma li signori | c. 4r procuratori de ultra entrino per commissarii et habbino auctorità rescotere le mei entrate con carco di far ditte sepolture con quella celerità che più potranno; et son certo che essi signori el faran voluntieri per la memoria che tengono di me; intendendo che l'entrate siano de la facoltà che mi è perventua per l'heredità di nostro padre bone memorie, volendo che li mei beni particolari vadino secondo l'ordine che dirò qui sotto. Et poi che dicte sepolture seron finite, se li ponghino le ossa de la serenissima regina et del cardinal che sonno in deposito et le mei; el che exequito, l'intrate tornino nella commissarìa secondo serà ordinato qui de sotto.
Voglio che successo il caso de la morte mia, questo testamento sia aperto et che siano despensati in Venetia per mei sorelle et cognate, che a quel tempo si ritrovaran, ducati ducento per l'anima mia ad povere persone bisognose et non per preghiere et raccomendationi d'altri come si suol far, dando ducati doi per fameglia, over per persona come meglio allor parerà.
Item voglio che le decte mei sorelle et cognate habbino a dispensare ducati centocinquanta per maritare tante povere donzelle che habitano in Vinetia, observando il medeimo che si observa nelle procurathie; che poi sposate habbino la fede dal piovano che’l sponsalitio sia facto, non potendo dar più che ducati quattro per una; li quali ducati 150 siano sborsati per li mei commissarii alle sopradette mie sorelle et cognate, acciò possino exequir l'ordine sopradicto.
Item voglio che venendo el caso sian despensati per li mei commissarii nel loco dove | c. 4v mi retrovarò, fra li mei servitori che alhor si retrovaranno effetualmente alli mei servitii, ducati cinquecento, quali siano divisi fra loro, secondo el solito de la corte, havendosi respecto alla qualità de li homini et di quelli che non fusseno sta<ti> beneficiati da me; et questo acciò preghino Dio mi perdoni i mei peccati.
Item voglio anchor che i mei commissarii possino spendere nelli mei exequie, fra messe, cere et panni et ogni altra cosa ducati cinquecento, quali si debbino dispensare per persone fidate; et che faccino l'officio bene et diligentemente da boni et fidel servitori; li quali denari siano tracti da la mia facoltà, secondo parerà meglio a mei commissarii. Lassando il carco sopra l'anime sue che tal denari siano ben spesi et non in altro che in decte exequie.
Item voglio che subito sequito el caso, li mei commissarii siano tenuti a far l'inventario de tutte le mei robbe che si retrovaranno in Roma, nel vescovato di Brescia et nel monasterio delli Angeli consignato alla abbadessa de dicto monasterio, che son per bona summa de valuta. Item quelle che son in casa de messer Ioanne Andrea Badoer et in ogni altro loco che sapessero fussero le robbe mei; et quando dicti commissarii fussero absenti, possino dar carco a quelli che a lor paresseno a proposito, overo un di lor vada sin lì a spese de la commissarìa per far dicto inventario; intendendo che questo inventario sia de tutto el mio mobile, denari, argenti, gioie, vestimenti, tapezarie et cavalcature et ogni altra cosa a me adpertinente, procurando haverle in mano per poterle far consignar a messer Ioanne mio fratello come herede de tutti i mei beni.
Voglio et ordino ancora che tutti li habiti et ornamenti da cardinale, cioè | c. 5r la mula pontificale con li suoi fornimenti et coperte rosse et paonaze, cappe, mantelli, sottane, rochetti, maza d'argento, campanella, valigie, sedile, sia del più vecchio de li mei nepoti che si retrovarà alla mia morte che vadi in habito et sia dedicato ad esser prete. Le qual cose siano sue et godilesi per amor mio in segno d'amore, sperando per le sue virtù et per la qualità de la casa poterle operare in questa dignità.
Item voglio che sia dato per li mei commissarii al arcivescovo mio fratello in segno d'amor un fornimento da lecto et altri mobili per la valuta de ducati ducento.
Item voglio che sia dato a messer Ioanne mio fratello il rubino bello che mi toccò per sorte in la nostra divisione qual habbi a goder per amor mio.
Item voglio che per li mei commissarii sia dato al electo di Spalatho et a Cornelio mei figlioli tanti paramenti di lino, tapezarie et altri ornamenti di casa per valuta di ducati seicento, da esser facte le stime per li mei commissarii sopra el carico del anime loro.
Item voglio che sia dato al electo di Spalatho doi instrumenti da penna et un leuto a sua electione, non s'intendendo in questo l'organo di carta, qual voglio che messer Ioanne come herede n'habi a disporre insieme con tutti li altri instrumenti come meglio a lui parerà.
Item voglio siano dati al electo sopradicto argenti schietti per operare quottidianamente, che siano per peso di marche cinquanta al peso di Venetia, acciò li possa goder per amor mio.
Item voglio che per li mei commissarii sia rivisto il conto de la mia admini| c. 5v stratione della commissarìa di messer Nicolò Zen et fatte le somme et visti li importi et trovandosi errore che penso sia di ducati cento, voglio che per li mei commissarii li siano restituiti con utile di ducati cinque per anno dal dì che io saldai la cassa, sino al tempo di detta restituzione; e tutti insieme cioè il capitale con dicto utile sia investito in tanto capitale di Monte vecchio con li suoi pro et scritto al nome di detta commissarìa et incorporato con altri suoi capitali et pro, acciò li possino dispensare per l'amor di Dio ogn'anno come è honesto, secondo il suo consueto.
Et perché dubito che nel inventario delli denari della heredità di nostro padre non fosse posto in conto uno sachetto di ducati seicento d'oro, il che per discargo dela mia conscientia, et assicurarmi meglio quando questi non fossero stati posti nel inventario subbito per li mei commissarii, voglio siano dati ducati centocinquanta d'oro per uno alli mei fratelli che può esser la parte sua, acciò non patiscano danno alcuno di questo.
Item voglio che il terzo del «Secretariato» comprato in nome mio in Roma, qual non vaca per morte, et havendo havuto licentia dal colegio di secretarii di poter nominare un che dopo mia morte habbi a succedere in dicto officio per tanto nomino et voglio che’l dicto terzo sia di Cornelio mio figliuolo, in vita sua, non lo potendo vender né impignare, ma solo come usufrutuario in vita; et occurendo il caso della sua morte prima di quella del eletto di Spalatho pervenga in lui con la medesima conditione di non poterlo alienare per causa alcuna, ma dapo' la morte di l'uno et l'altro pervenga a messer Ioanne mio herede; et perché li secretarii possono sborsare doimilia ducati di camera et estinguere dicto terzo, venendo il caso che il colegio d'essi volesse rescotere ditto terzo con sborsarli li doimilia ducati, voglio che li detti ducati doimilia siano investiti in tanto capitale di quelli Monti che parerà a messer Ioanne mio fratello in Venetia più securi e più comodi di havere il suo pro.
Item voglio che messer Ioanne sia tenuto per tempo di sei mesi comprare tante posessioni per la valuta di ducati doimilia che siano sotto il dominio di Venetia overo in tali crediti o monti della Signoria, che sia per detta valuta | c. 6r et che rendano il suo pro qual stabile o Monti siano conditionati in detta forma volendo che li frutti sian goduti per Cornelio mio figliuolo in vita sua; et morendo Cornelio ditti frutti siano goduti per lo eletto di Spalato mio figliuolo in vita sua e dopo la sua morte sia di messer Ioanne mio herede, intendendo che'l dicto messer Ioanne sia obbligato a satisffare tutti quelli che havessero haver da me per sue mercedi o per qual altra causa si voglia, pur che li crediti siano giusti et honesti.
Item voglio et ordino che tutto il mio stabile, possessioni di fuori Monti d'ogni sorte, entrate de Cypro e d'ogni altro luogo che mi pervenga per l'heredità di nostro padre bone memorie e per qualunque altra causa et restasseno fra noi per indevisi se divida in tre parte delle quali una sia de messer Hieronimo, in luoco della donatione che altre volte li feci con la scrittura del mio secretario e sottoscritta de mia mano con il solito sigillo, qual sia per conto della terza parte | c. 6v d'heredità spectante a lui, né possa haver altro di detta facultà; et il restante de tutti i mei beni, così mobili come stabili, e posessioni di fuori Monti d'ogni sorte, entrate de Cypro et d'ogni altro luogo che mi pervenga per l'heredità predetta di nostro padre bone memorie voglio che sia de messer Ioanne mio fratello e suoi figliuoli: e questo per esser carco di numerosa famiglia e per esser disavantagiato di facoltà, havendo lassato messer Iacomo un figliuol solo suo herede qual viene ad esser molto riccho per la facultà di suo patre e per la dote di sua matre e per la sua e per l'avantaggio anchora de barco che lui gode; adeo che mi pare con buona conscientia poter lasargli la mia facultà per li respetti sopradetti e perché la commissarìa non sia ruinata voglio che messer Hieronimo si contenti che di quelle cose che non patiscono divisione e che dividendole si ruvinariano respetto alle spese che vi siano; e per fugir la discordia che potria venire per la tanta propinquità come è la Vespara, casa e posessione di Martelago, lui sia sodisfacto in questo modo: che per messer Ioanne li sia dato in contanti per la parte spectante ad esso, per conto delle predetti doi membri indivisibili per quel precio che li mei fratelli l'han posto in divisione, perché con questo mezzo messer Hieronimo avrà la parte sua et messer Ioanne sborsarà il denaro et le posessioni restaranno integre; le quali voglio che siano del ditto messer Ioanne et suoi heredi insieme con tutto il resto della mia facultà, intendendo che quelli stabili, posessioni di fuori Monte d'ogni sorte, entrate di Cypro et d'ogni altro loco siano | c. 7r conditionati in mei fratelli et suoi figliuoli et heredi maschi del legittimo matrimonio, che siano di nostra famiglia et non in altri; et questo faccio per conformarmi con la voluntà di nostro patre bone memorie.
Item voglio che occurrendo che alcuni di mei beneficiati per questo testamento facessero lite alla mia commissarìa et per modo alcuno volessero alterare la mia voluntà et principiassero per qual via si voglino molestarla, che quelli che incorressino in questo siano privi d'ogni beneficio che potessero havere della mia heredità; et intendendosi de mei fratelli, come de suoi figliuoli et altri quali siano privi d'ogni beneficio et la parte sua ritorni alli altri.
Item voglio et ordino ch'el pro di ducati mille ch'io ho al Monte novissimo in nome mio sia di madonna Fiorenza mia sorella in vita sua che per la sua virtù merita esser sovenuta et aiutata. Item che messer Ioanne mio herede li habbi a dar delle mie entrate di fuori stara dieci di farina et una botte di vino datiata et condotta a casa sua, senza alcuna sua spesa ogni anno in vita sua, acciò possa viver senza travaglio et commodamente et dopo la morte sua dicto capital retorni a messer Ioanne mio herede, il qual sia libero anchor di pagar dicto vino et farina.
Et perché la mia facoltà è di doi sorte, cioè una havuta per l'heredità di nostro padre bone memorie, la qual voglio sia divisa in tre parti come è dicto di sopra, cioè una terza parte ad messer Hieronimo per vigor della sua donatione et il resto a messer Ioanne, secondo ho ordinato di sopra; l'altra è de mia specialità cioè bona castrensia vel quid mercantie | c. 7v et simil utilità, voglio che questa sia di messer Ioanne sopradicto et suoi heredi, sì per satisffar in parte al obligo ch'io li devo, sì ancor per esser lui carico di famiglia e de manco entrata de gli altri come è dicto di sopra, non mi parendo di far ingiuria ad alcuno esendo questi beni della mia specialità e non de l’heredità, come è dicto di sopra, facendolo herede di tutti i mei beni excepto, della terza parte de beni della heredità di nostro padre quale habbia a esser di messer Hieronimo in conto della sua donatione sopradetta.
E perché doppo la morte di nostro padre bone memorie non si è mai saldato li conti della fraterna, adeo che non posso sapere come mi trovo in detti conti, però voglio che immediate per messer Ioanne sia procurato che gli heredi di messer Iacomo saldino il conto della administratione che ha facto per tutto questo tempo che ha governato, el che visto diligentemente sia reducto in resto acioché ognuno possi haver la parte sua; e perché dalla morte di nostro padre bone memorie fin ch'io fui creato cardinale governai alcuni mesi e tutte le partite fuorno notate al libro, adeo che'l mio conto fu saldato e redotto in resto di poi messer Iacomo entrò al governo et deve mostrar conto da quel tempo in qua; e così come io sono stato facto debitore di tutte le robbe e denari che ho havuto dopo ch'io son cardinale, così ancor debbo esser facto creditore di tutte le entrate mercantie et utile d'ogni sorte che si è havuto per conto del heredità di nostro padre bone memorie per la quarta parte spectante a me; adeo che compensando il dare con l'havere si reduca in resto e s'io sarò debitore di cosa alcuna messer Giovanni sia tenuto a satisfare in denari contanti, overo d'essa facultà et quando io sia creditore tutto quel credito che serà conosciuto entri in la mia commissarìa e vadi agli heredi mei, come sarà del resto della facoltà. | c. 8r Lasso li mei paramenti d'oro che sono in Brescia, cioè la pianeta e doi tonicelle, alla chiesa cathedral di Brescia per ornamento di detta chiesa acciò che quelli che celebraranno habbino causa pregare Dio per l'anima mia.
Item lasso alla chiesa di San Pietro in Roma un piviale d'oro per la valuta di ducati cento da esser spesi per li mei commissarii; et se alla morte mia se ne trovasse uno in casa facto, questo voglio che sia dato a detta chiesa in luogo di quello che li mei commissarii dovevano pagare.
Et perché so’ creditore de molti pensioni ch'io ho havute sopra il vescovato di Tolosa che tiene il reverendissimo cardinale di Sciatiglion e sopra il vescovato di Poitier che tiene il reverendissimo di Geuri, voglio che li mei commissarii procurino amicabilmente di haver dicta pensione e quando non lo voglino fare procurino di farne parlare al re cristianissimo e con lettere de la Signoria operare che siano astretti a satisffare che so’ certo sua maestà non mancarà e quando non potessino ottenere per quel mezzo procurino di farlo fare per iustitia; che so’ certo nostra Signoria non li mancharà di favore et d'aiuto, qua<l>i denari siano de messer Ioanne mio herede come è decto del resto della facoltà de la mia specialità.
Et perché già molti anni comprai un «Cubiculariato» in persona di Bernardino mio cameriere, acciò che lui godesse lo estraordinario et io l'ordinario, però voglio quando al tempo della mia morte non fusse stato venduto che'l sia tenuto farne la voluntà di messer Ioanne, sì del vendere come in porlo in altra persona che lui volesse, parendomi haverlo honestamente beneficiato per l'opera che mi ha servito; avertendo che suo padre si obligò per instrumento, in caso della sua morte, restituirmi li mei denari, adeo che mi | c. 8v faceva sicuro di non patire danno alcuno et perché trovandomi fuor di Roma li feci comissione di poter scuotere li mei denari del cubiculariato et ancor di poter trahere denari di banchi e scuotere altri denari, tornato in Roma el trovai debitore de molti denari che haveva scossi di più de quelli che mi havea dati, come appare per li conti fatti; voglio et ordino che subito harà exequito l'ordine mio di renuntiare l'officio, ad quello che gli sarà ordinato per messer Ioanne, li sia donata tutta questa somma et scancellato tutto il debito.
Voglio et instituisco per mei defensori et exequutori li reverendissimi cardinali Ridolpho et Polo, quali siano pregati a defendere et adiutare la mia commissarìa.